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Secondo i reperti archeologici rinvenuti a Cerveteri e la testa taurina esposta al museo di Vetulonia, si apprende che il bovino Maremmano occupava fin dai tempi degli Etruschi le attuali aree di allevamento.
Il ceppo genetico originario identificabile forse con il "bue silvestre" descritto da Plinio nella sua "Storia Naturale", avrebbe subito in seguito l'incrocio con i bovini derivati dal Bos Taurus Macerorus (uro dalle grandi corna), arrivati in Italia dalle steppe dell'Asia al seguito delle orde barbariche.
Se l'origine genetica è importante, altrettanto significativi sono stati i mutamenti che nel corso dei secoli che hanno adattato questo bovino all'ambiente paludoso e malarico della Maremma, facendone un animale robusto e frugale adatto al miglioramento genetico delle altre razze, infatti, i Granduchi di Toscana inviarono soggetti maremmani per insanguare la razza Pustza nei loro possedimenti in Ungheria.
Dopo la bonifica delle pianure costiere e nonostante il cambiamento dell'habitat naturale, il bovino maremmano viene ancora oggi allevato nelle province di Grosseto, Viterbo, Roma, Terni e Latina.
Il caratteristico mantello grigio con tendenze al grigio scuro nei maschi, è l'elemento più vistoso di questa razza dalla testa leggera, con corna lunghe a forma di mezzaluna nei maschi e di lira nelle femmine, unito all'imponente sviluppo scheletrico, conferiscono all'animale un aspetto robusto, reso maestoso dal torace ampio, dal collo corto e muscoloso, dalla groppa larga e dagli arti solidissimi.
La notevole rusticità, frugalità, resistenza alle malattie e capacità di recupero anche dopo intere stagioni di denutrizione, ne fanno il miglior bovino fra le razze ad allevamento brado.

Uno dei motivi che ne hanno decretato la sopravvivenza, dopo l'industrializzazione agricola e la fine degli animali da lavoro, è la straordinaria capacità di trarre energia alimentare da ogni tipo di essenza erbacea o arborea presente nella macchia mediterranea o nei pascoli maremmani permettendo così un notevole abbattimento dei costi di gestione negli allevamenti.
Nei mesi invernali, il bovino, viene sostenuto con una integrazione di fieni naturali limitata al 20% del totale, mentre il resto riamane prelevato dagli elementi spontanei presenti in natura.